La scrittura del suono in Occidente

Essa, infatti, si rivela essere sempre in perfetta consonanza con il progresso socio-antropologico che la storia dell’Occidente mostra: dalla notazione alfabetica greca, specchio del Logos degli antichi filosofi, alla necessità tutta medievale di tramandare con esattezza il repertorio del canto liturgico ad maiorem Dei gloriam. Ancora, la trasposizione del suono si manifesta a partire dalla razionalizzazione scientifica, e arriva all’innalzamento da una condizione quasi servile a una quasi sacra della figura archetipica dell’individualismo contemporaneo: il compositore. Questi, mediante  la notazione ormai giunta alla sua piena maturità, può finalmente  proporre i suoi lasciti musicali, tramandandoli alla posterità in forma di opera scritta. In questo modo, la musica può finalmente essere intesa non più soltanto come performance dell'esecutore, ma anche come monumentum e testamento del compositore.

La scrittura del suono in Occidente, quindi, aspira a coniugare il rigore dello studio musicologico con un’apertura interdisciplinare rara in letteratura, proponendo ampi excursus che spaziano dalla filosofia greca alla letteratura italiana, dalla sociologia dei mass-media alla intricata filologia  del Requiem di Mozart, arrivando alla nascita del protocollo MIDI e al funzionamento degli applicativi per scrivere musica al computer.